Borgo pace - Museo del carbonaio

Il Museo del Carbonaio di Borgo Pace è collocato nell'edificio di una conceria dismessa espone la documentazione fotografica realizzata da Pier Paolo Zani sulla vita e sul lavoro dei carbonai.
Le foto di Zani rappresentano un singolare documento antropologico sul mondo dei carbonai, una attività ancor oggi praticata nel comune di Borgo Pace e in altre zone degli Appennini dove ancor oggi si produce il carbone di legna.
Il ciclo inizia con il taglio del bosco, prosegue con la costruzione della catasta , la cotta, incontra il suo momento più delicato nella fase di cottura della legna e si conclude con lo sforno.
I testi rintracciabili solo nel catalogo fanno riferimento non solo a testimonianze orali ma anche a due importanti fonti storico letterarie: da un lato il romanzo di Carlo Cassola "Il taglio del bosco"
ed un reportage di Luigi Rinaldi "l'industria del carbone dolce nelle Marche" apparso nella rivista "Le vie d'Italia " nel gennaio del 1927.

Alla riscoperta dell'uomo ancora umano

di Pier Paolo Zani

Chi conosce la mia fotografia sa quanto io prediliga raccogliere i minuti frammenti di una civiltà quasi tramontata, spigolando tra i resti di un mondo ormai superato che ancora racchiude in sé valori autentici da cui oggi, forse con troppa disinvoltura, ci stiamo sempre più disaffezionando.
Con le bellezze della natura, il mio obiettivo ama cogliere la gente umile che nell'intimo conserva la percezione vera dell'esistenza e che è ancora capace di gesti semplici, pieni di significato, che scandiscono nel quotidiano il senso dell'amore alla vita. Come conseguenza, le immagini che propongo sono anche un doveroso omaggio a quella gente, vissuta attraverso i secoli e mai "protagonista"; che ha saputo comunque ritrovare sempre la forza di rinascere da sé stessa.
Quale forma migliore, allora, se non focalizzare questi "personaggi" attraverso storie di lavoro esercitato a diretto contatto con la natura: atti rituali di fatica e di sudore, riti immutati di gesti secolari?
L'itinerario proposto da queste fotografie è scandito dai ritmi lenti, dai gesti solenni, dai solcati volti degli anziani protagonisti che ancora oggi sono testimoni tra noi di antichi mestieri che van dissolvendosi, ora che le nuove tecnologie hanno rubato alle mani e al sudore il rito ancestrale.
La ricercata esasperazione delle tonalità dei bianchi e dei neri fotografici, la ripetitività fin quasi alla noia dei gesti dei protagonisti insieme al fumo-sudore che a volte annebbia i primi piani, meglio accompagna e sottolinea il tema dominante della fatica e del loro duro quotidiano.
Non dunque revival romantico ed estetizzante del nostro ieri, ma ricerca e continuità di dialogo con l'Uomo attraverso uno dei momenti sacrali più antichi: quello del fuoco, ritrasmesso mediante immagini filtrate dalla mia lettura e dalla mia personale sensibilità.

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